L’ennesimo scandalo nel calcio.

Il mondo del calcio ci ha ormai abituato al ciclico verificarsi  di scandali.

L’ultimo in ordine di tempo relativo a scommesse di calciatori professionisti su gare di calcio viene da lontano e può stupire solo ignari, veri o finti, o  immemori.

Al riguardo, cito di seguito, alcuni significativi, illuminanti e profetici, brani tratti dal libro “Football Clan” – Perché il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie” del Magistrato Raffaele Cantone, già Presidente  dell’Autorità Anticorruzione, nonché del giornalista esperto di criminalità organizzata Gianluca  Di Feo ( prima edizione Rizzoli 2012; ultima e aggiornata bestBur 2014):

 “ La recente legalizzazione dell’azzardo ha portato fiumi di denaro nelle casse asfittiche dell’Erario ma rischia di essere il cavallo di Troia utilizzato dalle organizzazioni criminali italiane e straniere per infiltrarsi nel mondo dello sport.E’ stato un clamoroso errore, come si è detto , passare così velocemente da un sistema restrittivo  a una sostanziale deregulation che ha visto proliferare ovunque sale da gioco”( pag. 287) .

Chi difende questa sostanziale mancanza di rigore sul piano normativo ricorda come le scommesse sui match esistessero già prima della legalizzazione, ma fossero gestite dalla criminalità organizzata ; si sarebbe quindi eliminata un’ipocrisia e drenata  in circuiti alla luce del sole quella che era solo un’occasione di arricchimento per le mafie. In realtà, l’affare non è stato sottratto alle consorterie criminali: semplicemente oggi si consente loro di gestirlo spesso in modo formalmente lecito, e con il corposo sostegno di martellanti campagne pubblicitarie. Sarà un  caso che si sia cominciato a parlare di ludopatie proprio quando il gioco d’azzardo e le scommesse sono stati autorizzati dallo Stato ?” (pagg.287-288).

Le storie che abbiamo raccontato dimostrano come imprenditori legati alle mafie siano riusciti a ottenere, grazie alle carenze legislative, non solo la gestione di sale da gioco ma persino le licenze pubbliche per operare ai massimi livelli come organizzatori di scommesse .E’ un regalo alle cosche ma rischia di trasformarsi in  un grande danno per il calcio,incentivando le combine sugli esiti delle partite”.( pag.288).

Le inchieste condotte non solo in Italia hanno dimostrato che le mafie prediligono spesso specifiche formule di scommessa legale, come le puntate live in tempo reale, quelle sul numero di gol, sui risultati parziali o sulle espulsioni. Si tratta di meccanismi su cui è più facile operare combine” ( pag. 289).

La sponsorizzazione di squadre o di interi campionati da parte di società che gestiscono le scommesse legali rischia di rendere il gioco sul campo mera funzione di quello d’azzardo.  Potrà apparire anacronistico , ma nel momento in cui il football italiano è sempre chiaramente oggetto di interessi criminali legati alle scommesse distinguere lo sport dall’azzardo anche sul piano dell’immagine diventa fondamentale” ( pag. 290).

Considerazioni e moniti autorevoli e bellamente ignorati e disattesi, per cui ora mi stupisco di chi si stupisce di ciò che è accaduto, accade e, con ogni probabilità, continuerà ad accadere.

Constato che nessuno o pochi si interrogano sulla ratio della norma sportiva che vieta agli atleti professionisti di scommettere anche legalmente su gare della disciplina sportiva che praticano.

Una ratio che, evidentemente, risiede nell’obiettivo di evitare  e prevenire combine  facilitate da un “insider trading” tra i protagonisti degli eventi sportivi in grado di determinarne  o influenzarne l’andamento e l’esito .

Poiché, come previsto da Cantone e Di Feo, si parla di ludopatia, viene da chiedersi se l’effettiva sussistenza di questa venga verificata mediante rigorose e indipendenti perizie mediche e se, ove accertate,   tali affezioni esistessero  al momento dell’effettuazione delle scommesse.

Solo infatti dopo tale rigoroso accertamento può stabilirsi se , a quel momento, lo scommettitore era oppure no in grado di scientemente volere quelle scommesse.

Laddove in caso di accertata infermità mentale a quel momento, lo scommettitore non sarebbe punibile, né sul piano penale né su quello sportivo, qualora fosse stato riconosciuto totalmente infermo di mente, ovvero sarebbe punibile in maniera ridotta qualora fosse stato riconosciuto solo parzialmente infermo di mente.

Rilevo, altresì, che con il patteggiamento l’incolpato non si riconosce automaticamente responsabile dell’illecito, poiché non sussisterebbe un vero e proprio  accertamento della sua responsabilità.

In questo senso vedasi il parere della Sezione Consultiva della Corte Federale d’Appello della FIGC in data 18 dicembre  2017.

Pertanto, ove il patteggiamento segua alla volontaria  ed ampia confessione dell’incolpato di aver commesso l’illecito gli sconti di pena derivanti dal patteggiamento e dalla confessione non possono,  a mio parere, cumularsi.

Osservo, infine, che un calciatore che in una gara scommetta sulla propria espulsione, sul rigore a favore o sulla vittoria della squadra avversaria, potrebbe , sempre a mio parere, essere incolpato anche del tentativo di alterazione della gara stessa.

Avv. Massimo Rossetti.

 

 

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