Con riferimento alla Convenzione di Saint Denis –Comitato sulla sicurezza e la prevenzione nelle manifestazioni sportive, si richiamano alcuni principi “storici”:
- Ogni persona ha il diritto di viaggiare e assistere a partite di calcio e altre manifestazioni sportive, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, e di essere trattata in modo sicuro, protetto e accogliente;
- la violenza e i disordini violano i diritti umani e le libertà fondamentali degli spettatori e degli altri partecipanti, e che gli Stati Parte della Convenzione hanno il dovere di prevenire il verificarsi di tali atti;
- divieti hanno il potenziale di violare i diritti umani, in particolare il diritto alla libertà di movimento, il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla libertà e alla sicurezza;
- qualsiasi restrizione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come i divieti, deve essere conforme alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e alla legge nazionale, necessaria in una società democratica e proporzionata allo scopo legittimo da raggiungere
- tutti gli Stati Parte della Convenzione hanno piena autorità nel determinare i propri quadri giuridici e le politiche nazionali, ma dovrebbero farlo tenendo nel dovuto conto i diritti umani e le libertà fondamentali;
- Gli Stati dovrebbero stabilire quadri giuridici trasparenti che definiscano i criteri e le procedure per imporre divieti collettivi, garantendo il giusto processo e il diritto di appello.
- Governi delle Parti della Convenzione del Consiglio d’Europa (CETS n. 218) adottino o perfezionino la propria legislazione e le proprie politiche sui divieti collettivi per i tifosi in trasferta basandosi sui seguenti principi:
- La legislazione nazionale sull’esclusione dalle manifestazioni sportive dovrebbe dare priorità alla responsabilità individuale rispetto alle restrizioni collettive, garantendo che le sanzioni siano mirate ai responsabili di condotte disordinate..
- Giustificare sanzioni collettive a causa di un esiguo numero di facinorosi è controproducente e sproporzionato, poiché alimenta un senso di ingiustizia e logora i rapporti tra tifosi e autorità pubbliche e sportive.
- I Paesi in cui i divieti sono spesso imposti senza consultazione preventiva dovrebbero adottare un processo decisionale più inclusivo per aumentare la legittimità e la fiducia pubblica;
- Le informazioni sui divieti dovrebbero essere diffuse attraverso canali diretti e accessibili (annunci ai club, ai loro SLO – Supporter Liaison Officers e alle organizzazioni di tifosi) anziché tramite pubblicazioni indirette che potrebbero non raggiungere il pubblico interessato.
Alfredo Parisi










