Dalla conferenza stampa tenuta dalla SS LAZIO il 17 febbraio scorso sulla ristrutturazione e ripristino dello Stadio Flaminio si può desumere quanto segue.
Il Nuovo Flaminio diventerebbe, sostanzialmente, uno “stadio matrioska”, vale a dire che l’attuale Stadio Flaminio restaurato, capace di 20.000 posti, verrebbe completamente contenuto all’interno di una nuova struttura da 30.000 posti.
Una soluzione suggestiva volta a rispettare i vincoli che gravano sull’attuale Stadio derivanti dal fatto che esso è qualificato, a livello internazionale, come un monumento iconico dell’ingegneria innovativa e dell’architettura del ventesimo secolo.
Vincoli attuativi di un principio fondamentale costituzionale, ai sensi dell’articolo 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della nazione.
Vincoli che, quindi, non possono essere derogati neppure da provvedimenti contingibili ed urgenti che possono derogare norme ordinarie.
Non solo, ma il Comune di Roma si è, espressamente, auto- vincolato ad adottare le Linee Guida per il restauro del Flaminio di cui al Conservation Plan, redatto, insieme ad altri qualificati professionisti, dall’Università di Roma La Sapienza ed a cui hanno, formalmente, collaborato anche i rappresentanti tecnici dello stesso Comune.
Linee Guida,peraltro, espressamente indicate come prescrittive dalla Sovrintendenza Speciale Architettura, Belle Arti e Paesaggi di Roma.
Linee, quindi, in cui si legge che” l’intervento dovrà dare risalto allo stadio e permettere di vedere i suoi prospetti dal livello del suolo facilitando in tal modo la sua integrazione nel tessuto urbano circostante”
Prescrizione difficilmente compatibile con il contenuto dell’originario Stadio Flaminio completato all’interno di una nuova struttura che lo circonda e lo sovrasta.
Si aggiunga che il Consiglio Comunale nell’ambito della deliberazione con la quale ha disconosciuto il pubblico interesse ad un precedente progetto, ha espressamente deliberato di volersi attenere a quanto previsto dalla suddetta Sovrintendenza.
Occorre, anche, sottolineare che il motivo per il quale a quel progetto è stato disconosciuto il pubblico interesse risiederebbe nel fatto che esso non faceva del Flaminio “un grande stadio di calcio destinato ad ospitare gare di livello nazionale ed internazionale”.
Motivo che appare incoerente con la dichiarata volontà di volersi attenere alle Linee Guida del Conservation Plan ed alle richiamate precisazioni della Sovrintendenza.
Entrambi che escludono la possibilità di trasformare il Flaminio in un grande e moderno stadio di calcio.
In pratica, il Consiglio Comunale con quella deliberazione, ha sostanzialmente, riconosciuto che l’unico progetto al quale può essere riconosciuto il pubblico interesse è quello della S S Lazio spa.
Ciò con esclusione di qualsiasi altro progetto alternativo, nonostante che un precedente progetto fosse stato riconosciuto in sede di Conferenza di Servizi Preliminare come, viceversa, avente i requisiti tecnico economici ai fini di tale riconoscimento.
Senza considerare, poi, che avendo l’articolo 33, settimo comma della Costituzione stabilito che l’attività sportiva in ogni sua forma ha valore sociale, non può essere negato ad un impianto sportivo pubblico il requisito del pubblico interesse, anche se non destinato ad essere un grande stadio di calcio.
Avv. Massimo Rossetti










