Una voce dal coro

Ad oltre un mese dalla presentazione in grande stile del progetto della S.S. Lazio per il nuovo stadio alStadio Flaminio, il silenzio che avvolge la vicenda inizia a farsi assordante. Dove prima c’erano render, promesse e visioni ambiziose, oggi resta un vuoto comunicativo che alimenta interrogativi e, inevitabilmente, sospetti.

Secondo quanto dichiarato dall’Assessore allo Sport di Roma, Alessandro Onorato, la prossima settimana dovrebbe rappresentare un passaggio decisivo: la società biancoceleste sarebbe infatti pronta a consegnare la documentazione integrativa necessaria per avviare la fase della Conferenza di Servizi. Un momento cruciale, non solo per il destino dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi, ma anche per la credibilità e la sostenibilità dell’intero progetto.

In questo contesto si inseriva la conferenza “Lazio 2032 – Un sogno responsabile”, annunciata per il 30 marzo e mai ufficialmente confermata. Un appuntamento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto chiarire i contorni finanziari e strategici dell’operazione. In particolare, il Responsabile della Comunicazione, Emanuele Floridi, avrebbe dovuto spiegare come sia possibile realizzare un impianto da 480 milioni di euro senza il supporto di fondi esteri né il ricorso a capitali bancari.

Domande legittime, rimaste però senza risposta.

Perché oggi non solo quella conferenza non si terrà il 30 marzo, ma cresce la sensazione che non si terrà affatto. E questo rappresenta un segnale tutt’altro che rassicurante. In un progetto di tale portata, la trasparenza non è un optional, ma un requisito minimo. Il silenzio, al contrario, rischia di minare la fiducia di istituzioni, tifosi e potenziali interlocutori.

Nel frattempo, si avvicina anche la presentazione della prossima semestrale della società. Un passaggio che potrebbe incidere in maniera significativa sulle strategie future, a partire dalla prossima finestra estiva di calciomercato. Perché è evidente che un investimento infrastrutturale di questa entità non può essere scollegato dalla solidità economico-finanziaria del club.

Il progetto “Lazio 2032” nasceva con l’ambizione di coniugare visione e responsabilità. Oggi, però, rischia di trasformarsi in un esercizio retorico privo di fondamenta concrete. Il recupero del Flaminio rappresenta un’opportunità straordinaria per la città di Roma, ma anche una sfida complessa che richiede chiarezza, competenza e, soprattutto, verità.

Senza questi elementi, ogni sogno, per quanto affascinante, resta destinato a rimanere tale.

Fabio Fravili

Roma 30.03.2026

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