Alfredo Parisi
RIPORTARE LO SPORT ALLA SUA VERA RADICE:
IL DIVERTIMENTO
La radice della parola sport deve essere ricercata nel termine francese “desport”, poi recepito dagli inglesi con l’assonante termine:”disport”. Entrambi i termini sottendono un solo concetto quello di divertimento.
Purtroppo, oggi lo sport (abbreviazione dei due termini, sopra ricordati) è sempre meno divertimento e spensieratezza, assumendo, sempre più, valenze deteriori.
I tifosi, che dovrebbero frequentare gli impianti sportivi per contribuire, con la loro partecipata vicinanza, al successo dei loro beniamini, da tempo (troppo) sono presi da altri incombenti, non sempre leciti, e certamente non appaiono animati da quel: “facce sogna”! che, una volta, caratterizzava i loro striscioni ed il loro comportamento.
Certamente anche le società sportive non hanno fatto nulla per farli riavvicinare, giungendo fino a boicottare l’articolo 4, della legge n. 86 del 2019, che intendeva coinvolgere i tifosi, sia pure in parte minima, nella gestione delle stesse società.
Sempre più spesso le manifestazioni sportive danno luogo ad episodi di violenza, determinati, talvolta, anche dalla inadeguatezza degli impianti, ormai desueti e non in grado di garantire la corretta visione dello spettacolo sportivo.
Tutto ciò passa, però, in secondo piano quando dalla celebrazione di eventi sportivi vengono prodotti episodi cruenti, anche luttuosi, che con le vicende sportive non hanno nulla a che vedere, che, invece, attengono alla criminalità organizzata, fattispecie queste che debbono essere severamente represse dalla giustizia penale.
Il tifo è un fenomeno, importante, del mondo sportivo, ma esso deve essere sempre esercitato in positivo (tifo per e non tifo contro), con una giusta dose di disincantata ironia, che non può e non deve mai scadere nella violenza.
La moderazione e la educazione del tifo deve, però, passare anche attraverso il rispetto reciproco tra società e tifosi, evitando di considerare soltanto l’aspetto economico, che sembra essere il solo a cui le società sportive, oggi, prestano attenzione.
Certamente non è sintomo di attenzione, per i tifosi ( quelli veri, non i teppisti), il far svolgere alcune competizioni italiane agli antipodi, assisteremo anche all’aberrazione una partita del campionato italiano, tra due squadre lombarde, in Australia per bramosia di guadagno.
Nè possiamo salutare con favore alcune “misure preventive” che tendono a trasformare i tifosi, sempre e comunque, in malviventi, come è accaduto, recentemente, ad alcuni pacifici tifosi del Napoli in trasferta in Olanda.
Lo sport deve tornare ad essere divertimento, questo può essere fatto solo recuperando la effettiva valenza di esso, che non deve però, essere servitore di due padroni evitando di finire sempre più nelle braccia di “Mammona”. Per far ciò sarà necessario dedicare maggiore attenzione anche televisiva agli sport olimpici, meno inquinati da tentazioni di violenza e da bulimia economica.
E’ necessario riportare lo sport alla sua valenza etica e sociale, oggi conclamata dalla Costituzione (art. 33, quarto comma) e di divertimento nel corretto rispetto delle regole degli avversari, atleti o tifosi che siano.
Piero Sandulli










