Caro Stefano,
ti scrivo perché in tutti questi mesi non ho mai esposto il mio pensiero o fatto una riflessione ad alta voce su quel movimento di protesta del mondo Lazio che qualcuno in modo semplicistico (troppo semplicistico a mio parere) ha presentato solo e semplicemente come uno SCIOPERO DEL TIFO.
Ritengo, invece, che questo movimento e questa protesta di popolo possano e debbano essere interpretati e analizzati non solo in chiave sportiva, ma soprattutto sociale.
Sia questo movimento, sia l’iniziativa promossa da due tifosi che hanno scritto alla Dirigenza/proprietà della Società sportiva facendosi promotori di una lettera che ha raccolto circa 50.000 firme, sono l’espressione di una identità di appartenenza che è stata ed è negata dalla stessa proprietà del Club.
Non più, quindi, un evento isolato, ma una serie di eventi collettivi che saltano il concetto stesso di Tifoseria conferendole, appunto, connotati etico sociali.
Non una banale contestazione o una protesta dettata dall’assenza di risultati, quindi, ma una reazione popolare ad un abbandono da parte della società e di chi la dirige di uno storico e necessario rapporto, non solo clientelare, con i tifosi del Club.
Quello che sta avvenendo all’interno della tifoseria del più antico e glorioso club calcistico della Capitale assume un significato che travalica il momento attuale e gli stessi autori, perché è il simbolo di quell’identità di appartenenza che diviene canone generale per ogni club: il RISPETTO PER I TIFOSI!
Quei tifosi senza i quali il Club non ha motivo, né sportivo né sociale, di esistere.
Quella che sta portando avanti la tifoseria laziale, dunque, altro non è che una rivendicazione di centralità dell’essere tifoso e del diritto naturale dell’essere rispettato per quello che rappresenta: ovvero, il motivo di essere e di esistere di una società sportiva.
L’eco internazionale di questo movimento di protesta, quindi, a mio parere non è legato solo al semplice e aperto dissenso ad una gestione societaria, ma per il fatto che è diventato un vero e proprio MANIFESTO!
Un MANIFESTO esposto al pubblico, con orgoglio, di quei valori identitari e sociali che devono essere salvaguardati.
E il fatto che quei valori siano condivisi da tifosi di tutte le squadre di calcio, stanchi e sempre più disamorati da questo calcio moderno in cui i soldi (e non più i tifosi) stanno al centro di tutto, sta agendo da amplificatore di una protesta che oramai ha fatto il giro del mondo.
Dietro quella parola LIBERTÀ si nasconde il segreto del successo e dell’eco di questa protesta, frenata, oscurata, ostacolata in tutti i modi sia dalla proprietà della Lazio che da chi ha paura che il tifoso possa tornare ad essere centrale (come lo era prima dell’avvento delle TV e dei soldi a pioggia entrati nelle tasche dei proprietari dei club grazie ai diritti TV) come lo era fino agli anni Novanta.
Ma come ogni LIBERTÀ che nasce dal basso e va conquistata, anche questa LIBERTÀ dell’essere tifoso non è una cosa che riguarda solo la Lazio e i tifosi laziali, ma è una LIBERTÀ che dovrebbe essere difesa e sventolata in tutti gli stadi, fatta propria da ogni tifoso di calcio: in Italia e all’estero.
Quell’identità sportiva che unisce un tifoso ad un club è come un cordone ombelicale ed esprime un legame viscerale, assimilabile alla parola evangelica SOFFERENZA!
E se devo pensare a una frase simbolo per racchiudere tutto questo discorso è: “mi scoppia Il cuore nel petto”.
È questa la frase che riassume tutto e descrive perfettamente l’attuale sofferenza dei tifosi della Lazio, “costretti” a disertare lo stadio per dare voce alla loro protesta e alla loro richiesta di LIBERTÀ e cambiamento, ma sempre pronti a sventolare, fieri, la bandiera dell’orgoglio laziale.
Proprio come è successo mercoledì sera, in quell’incredibile e indimenticabile notte a tinte biancocelesti che è andata in scena a Tor di Quinto, a due passi da quel centro sportivo in cui la Lazio di Maestrelli è diventata leggenda.
Come si può restare insensibili davanti a tutto questo? Come si può tacere o sostenere di avere la coscienza a posto dicendo: “Io ho fatto tutto quello che dovevo fare per riportarli allo stadio, chiedete a loro perché non vengono al derby”?
A quanto pare, si può, purtroppo… perché qualcuno lo sta facendo, impunemente, da quasi 22 anni!
FORZA LAZIO, FORZA LAZIALI!
Alfredo Parisi, Presidente Federsupporter










