La lettera dell’Arch. Pier Luigi Nervi al Comune di Roma.
Due Parti in commedia
La lettera dell’Arch. Pier Luigi Nervi al Comune di Roma.
Si ha notizia, in data odierna, che, in una lettera al Comune di Roma, l’Arch. Pier Luigi Nervi, uno dei coautori (P N L Project ) del Conservation Plan sullo Stadio Flaminio, perora il progetto di fattibilità della Lazio spa quale l’unico in grado di restituire lo Stadio alla sua originaria vocazione di grande stadio di calcio ( dimenticando, peraltro, che lo Stadio Flaminio è l’unico stadio di calcio polifunzionale !).
Egli, inoltre, nel sostenere che l’esigenza di nuovi, moderni impianti calcistici giustifica, anche, la demolizione di quelli esistenti e sostiene, altresì, che il progetto della Lazio spa non ostacola la percezione dello Stadio restaurato.
Ciò premesso, si svolgono le seguenti considerazioni.
L’Arch. Nervi, oltre ad essere uno dei coautori del Conservation Plan ( n. 586 pagine) redatto dal Gruppo di lavoro coordinato da l’Università la Sapienza- Dipartimernto di Ingegneria e geotecnica di Roma e dal Comune di Roma, pubblicato nel 2020.,è anche uno dei coautori del progetto della Lazio spa.
Non sorprende che egli,in tale ultima qualità,perori tale progetto. Sorprende, invece, che egli lo sostenga in qualità di coautore del Conservation Plan.
Piano in cui si evidenzia che lo Stadio Flaminio è qualificato sia a livello nazionale sia internazionale, monumento iconico dell’ingegneria e dell’architettura del XX secolo e, come, peraltro, già rilevato da Federsupporter ( cfr.www.federsupporter.it) se è ben vero che il Decr.Lgs n.38/2021 in materia di costruzione, ristrutturazione e ripristino di impianti sportivi contempla anche l’ipotesi di demolizione di tali impianti, è altrettanto vero, però, che questa ipotesi è inapplicabile per impianti, come lo Stadio Flaminio, facenti parte del Demanio culturale del Comune di Roma.
Quanto sopra,in forza del Decreto del Ministero della Cultura, attuativo dell’art. 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e culturale della Nazione.
Ne consegue che, per poter demolire l’attuale Stadio Flaminio, occorrerebbe che quest’ultimo fosse dequalificato quale bene pubblico disponibile e ciò in forza di un provvedimento amministrativo, di concerto tra il Ministero della Cultura ed il Comune di Roma, con il quale il bene fosse riconosciuto non più nell’interesse artistico e culturale e di pubblica utilità.
Ipotesi, peraltro, puramente di scuola, poichè qualsiasi progetto di restauro dello Stadio Flaminio richiede la sussistenza del pubblico interesse.
Quanto poi al fatto che , come afferma nella sua lettera l’Arch.Nervi, il progetto della Lazio spa non altererebbe la percezione dello stadio attuale, è una affermazione che non può non lasciare stupiti e perplessi.
Laddove egli, quale coautore del Conservation Plan, mostra di contraddire se stesso.
Nel Piano, infatti come puntualizzato in una precedente Nota da Federsupporter ( cfr. “Il nuovo Stadio Flaminio: lo stadio matrioska”), si legge “ L’intervento dovrà dare risalto allo stadio e permettere di vedere i suoi prospetti dal livello del suolo, facilitando in tal modo la sua integrazione nel tessuto urbano circostante “.
Non solo, ma, sempre nello stesso Piano, si può leggere ancora che:” La recinzione costruita nel 1990, insieme ad alcuni alberi esistenti nelle vicinanze, costituisce ancora una barriera che compromette la vista dello stadio”.
Ed è evidente che una struttura che circonda e sovrasta l’attuale stadio ne comprometterebbe la vista e la percezione in maniera ben superiore ad una semplice recinzione e ad alberi.
E proprio con riferimento all’intervento demolitorio di tale impianto iconico, ipotizzato dall’Arch.Nervi, credo sia sufficiente richiamare alla memoria due aspetti del dettagliato Conservation Plan, senza dimenticare che in occasione del Convegno tenutosi a Palazzo Valentini, il 15 aprile 2024, nel corso dell’illustrazione del Conservation Plan illuminsnte era stata la Relazione introduttiva del Prof. Piero Sandulli:
“ Operazione simbolo della nuova visione dell’impiantistica sportiva ( ndr. alla luce dell’art. 33, 7°comma della Costituzione) da porre al centro dell’operazione recupero, può esser costituito dal riportare alla vita sportiva ed all’uso, i numerosi spazi contenuti nello Stadio Flaminio, protagonista di antiche vicende agonistiche quali i mondiali del 1934 e le olimpiadi romane del 1960, ma anche contenitore di numerosi spazi necessari alla finalità terapeutica e con valenze sociali dello sport, rappresentati dalle piscine e dalle tante palestre in esso contenute.
Inoltre il Flaminio costituisce anche una importante realtà dell’architettura italiana ed è posto al centro della Capitale d’Italia esso può, in concreto rappresentare il simbolo del nuovo modo di intendere lo sport diviso tra agonismo e valenza terapeutico-educativa avendo la possibilità di offrire al centro di Roma, la fruizione di uno stadio funzionale alla visione delle partite, di palestre e piscine”
I due aspetti richiamati del Conservation Plan
La parte archeologica ( pagg. 351).
- Area di scavo 2007-2009 :
Tre filoni di blocchi di tufo quadrangolari, porta con stipite e soglia in travertino, pavimentazione in opus spicatum;
Quattro mausolei con ambienti quadrangolari coperti a volta di botte, un terzo ambiente coperto a volta a crociera con pareti in opus reticolatum, opus mixtum, opus quadratum;
Rinvenuti oggetti: 28 lucerne, 1 incensiere in ceramica, 2 brocche in ceramica, 1 boccale ( fine I sec,) frammenti epigrafi e un’urna cineraria;
scala in mattoni in opus quadratum e due ambienti con volte a botte in cemento.
- Area di scavo 2011
Al di sotto degli strati alluvionali strutture murarie e depositi archeologici, scavati parzialmente fino a raggiungere strati alluvionali sotterranei con tracce di carbone in cui erano stati collocati tubuli verticali fittili, presumibilmente collegati a tombe situate più in basso.
La gerarchia delle criticità ( pagg. 463-465).
“ Riconoscendo il ruolo fondamentale dell’integrità strutturale dello stadio, prerequisito essenziale per qualsiasi azione futura, questo aspetto viene affrontato in prima battuta considerando due aspetti; il degrado strutturale, con le relative priorità di intervento di riparazione e l’analisi strutturale con il miglioramento delle prestazioni richiesto dai codici tecnici vigenti”
- Lo stato di conservazione del cemento armato sia gettato in opera che prefabbricato sembra aver raggiunto un livello critico. E’ quindi necessario intervenire con urgenza in modo corretto ed efficace per arrestare la diffusione del degrado dovuto alla corrosione e alla carbonizzazione favorita dalle diffuse infiltrazioni di acqua;
- Il processo diffuso di carbonizzazione in atto che interessa sia gli elementi strutturali in calcestruzzo a vista gettati in opera, sia le unità prefabbricate a forma di U costituisce la principale preoccupazione e deve essere inibito.
Dr. Alfredo Parisi
Avv. Massimo Rossetti










