“ Una frattura che rischia di trasformarsi da contestazione sportiva a questione di rilevanza pubblica” ( così L.Bisignani su Il Tempo, 12 giugno 2026).
In un mio precedente articolo dell’ 8 giugno “ Non chiamatelo solo boicottaggio” ( www.federsupporter.it )avevo anticipato l’affermazione del Dr,Bisignani su Il Tempo del 12 giugno.
Il senso di questo che è, ormai, un disagio sociale che non può essere sottaciuto dalle Istituzioni, prima ancora che dai vari commentatori, lo ritroviamo nelle dichiarazioni di molti Lazio Club, chiamati, improvvidamente, in causa dal presidente della Società, troppo legati a quella da lui definita “cazzo di storia”, vilipesa e oltraggiata anche nei protagonisti.
Mentre non ho alcuna fiducia nell’invito del Dr. Bisignani “ a trasformare il rapporto con i tifosi da problema di ordine pubblico a pilastro strategico del Club” ,proprio per l’incapacità, non solo umana ma, anche, manageriale dell’attuale proprietario della Lazio, vorrei citare alcune frasi tratte dal Comunicato di un Lazio Club, molto vicino a Federsupporter, soprattutto nella persona del suo fondatore, Giacomo Casali, la cui tristezza e determinatezza mi ha particolarmente colpito :
“ Lazio Club Sabina”
Risposta alla Vostra Comunicazione
Rifiuto di affiliazione ufficiale.
Dopo attenta riflessione e confronto tra tutti i soci siamo nelle condizioni di darLe una risposta chiara netta e definitiva
LA NOSTRA RISPOSTA E’ NO
Non crediamo più alle Sue parole
Un presidente che dice bugie ripetutamente non merita più fiducia
Il rispetto si guadagna, non si richiede
Non abbiamo bisogno di un bollino ufficiale per dimostrare la nostra fedeltà alla maglia. Quella fedeltà la viviamo ogni giorno ogni domenica in ogni bar e piazza del nostro territorio dove si parla di Lazio.”
Dallo stralcio di questo Comunicato emergono, con chiarezza e crudezza, i principi non ancora recepiti appieno dai media e dai “cammellieri” dell’attuale proprietario:
- Le ripetute bugie che hanno, profondamente e irrimediabilmente, minato la fiducia;
- Il rispetto che, come moneta etica, va guadagnato con i fatti e non con le parole;
- La fedeltà alla maglia che alimenta quella passione quotidiana che costituisce il primo vero asset patrimoniale ed umano di un club
Eludere questi concetti significa non essere riusciti a comprendere cosa significhi
avere un popolo “cliente” ,non solo dal punto di vista sentimentale ma, soprattutto, manageriale; quella managerialità che l’attuale proprietà ha dimostrato non solo di non possedere ma di strumentalizzare in un percorso di sovrapposizione nominalistica del Club, sempre più identificato con il suo attuale proprietario.
Un processo di strisciante normalizzazione che ha fatto perdere al Club quelle prerogative che ne hanno fatto la storia.
Una sorta di normalizzazione dell’inefficienza che equivale alla morte del Club.
Alfredo Parisi









