Buongiorno Dott. Bisignani,

innanzitutto mi preme ringraziarLa per aver acceso pubblicamente un importante riflettore mediatico sul crescente malcontento del Popolo Laziale e al tempo stesso ringrazio il Direttore Capezzone per lo spazio e l’opportunità concessa.

La seguo da anni con molto piacere, dai tempi della rubrica “Bisi e Risi” su Dagospia, sono da sempre un appassionato di politica e bene comune.

Mi presento: sono Andrea Rossi, ho 33 anni e abito a Palestrina in provincia di Roma. Palestrina, città nata prima di Roma che può vantare un immenso patrimonio culturale ed archeologico; qualora non ci fosse mai stato mi farà piacere invitarla. 

Città nella quale ho radici profonde; ho avuto l’onore di essere il più giovane Consigliere Comunale eletto nel lontano 2019. Allo stato attuale sono invece primo dei non eletti con oltre duecento preferenze espresse. 

Provengo da una scuola politica di centrodestra ed ho imparato (e continuerò a farlo) quanto sia importante guadagnarsi il consenso e la fiducia attraverso la disponibilità, la presenza, il confronto.

Lavoro nel settore privato, sono il responsabile delle Risorse Umane in una grande azienda del territorio con oltre 140 dipendenti e da anni ho avviato una mia società di investimenti nel settore immobiliare. 

Sono Laziale grazie a mia madre, innamorata del Calcio, dell’aquila e dei colori del Cielo; un Laziale di Madre in Figlio.

Mi perdonerà la lunga introduzione ma l’ho ritenuta necessaria per evidenziare due aspetti fondamentali: radici e responsabilità.

Aspetti che ci accompagnano per tutta la vita in ogni ambito e attività che decidiamo di affrontare. 

L’attuale proprietà della nostra Lazio, prossima a tagliare il traguardo dei 22 anni, ha purtroppo e volutamente smarrito ogni contatto con le radici della nostra Storia ultracentenaria. 

Si è iniziato poco alla volta nello sfoltire i ranghi dirigenziali e tecnici di figure munite di vissuto, senso di appartenenza, competenza e Lazialità che in passato sono risultati fondamentali per il superamento di periodi bui e difficili.

Quegli stessi periodi che hanno forgiato generazioni di Laziali e le cui testimonianze ancora oggi amiamo ascoltare, osservare, apprendere, con la pelle d’oca e le lacrime agli occhi, dalla Banda Maestrelli alla Banda Fascetti.

Il Laziale non ha mai preteso campioni e superstar. Non li pretende neanche ora. Il Laziale pretende rispetto, un certo stile che ci contraddistingue dal 1900 ma anche e soprattutto chiarezza.

Elementi purtroppo assenti nell’attuale management. Tralascio le uscite colorite del Presidente, lui stesso che dovrebbe essere custode responsabile del nostro immenso patrimonio culturale, sportivo e storico; ormai sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. 

La Lazio fu presa al “funerale” salvo poi essere portata in “coma irreversibile”, questo è vero, è innegabile. Qualcosa di buono è stato fatto nel corso di questi 22 anni, sarebbe scorretto affermare il contrario…ma parliamo pur sempre di 22 anni!

Oggi, come lei ha fatto notare più volte, il calcio è cambiato. Servono competenze dimostrate e non millantate, solide disponibilità economiche, programmazione industriale e volontà di crescita. 

Non ci si può limitare alla mera gestione patrimoniale su cui potremmo discutere per giorni conti alla mano. 

Lo stato attuale è abbastanza drammatico, il ridimensionamento di questa squadra è sotto gli occhi di tutti sia nei risultati sportivi che negli economici e finanziari.

Quella che per anni fu il cavallo di battaglia del Presidente oggi è diventato il tallone di Achille. Mai un salto di qualità definitivo, mai la scaltrezza di giovare ed investire nel brand valorizzando ed utilizzando la presenza di grandi campioni internazionali che sono transitati (Klose, Leiva, Pedro) o simboli di mercati emergenti asiatici (l’immagine del tifoso nipponico ai Mondiali in corso con la maglia della Lazio in onore di Kamada ne è un esempio). 

Marketing assente, così come la comunicazione (societaria e gestionale sportiva) sorda e a tratti provocatoria con conferenze stampa che non sarebbero professionali neanche nei campi di terza categoria, nelle risposte e nel rispetto dei professionisti intervenuti.

La lettera del Presidente non ha fatto altro che certificare l’abisso che lo separa dal resto del mondo Lazio. 

Nessuna scusa, nessuna ammissione di colpa, nessuna solida realtà di cui ama sempre parlare. L’unica realtà è l’ennesimo mercato bloccato e l’ennesima estate in cui saremo spettatori di un circuito che ormai viaggia a mille all’ora.

La pacifica contestazione in atto non appartiene ad una “sparuta minoranza” ma alla quasi totalità dei tifosi Laziali. 

A questo punto perchè non commissionare un sondaggio su scala nazionale? Sarebbe schiacciante e palese.

Come schiacciante e palese è la non volontà a non dare più credito alla dirigenza attuale.

La SS Lazio non sarà mai una mera proprietà privata; la SS Lazio è Ente Morale, è un patrimonio inestimabile da valorizzare e custodire.

Credo sia arrivato il momento che l’attuale proprietà ammetta i propri limiti gestionali affidandosi ad un advisor e intermediario internazionale al fine di trovare una rapida e solida via d’uscita che metta d’accordo tutti. 

Ne va del bene della Lazio, della sua gente, della Città di Roma.

La saluto cordialmente e la ringrazio per tutto quello che fa.

Andrea Rossi

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