Roma 29.11.2012

Il ruolo degli organi di informazione nell’ambito sportivo.

(Avv. Massimo Rossetti, Responsabile dell’Area Giuridico-Legale)

La vicenda, da ultimo, oggetto della decisione della Commissione Disciplinare Nazionale del 28 novembre scorso, pubblicata, con Comunicato n. 43, sul sito ufficiale della FIGC, offre lo spunto per alcune riflessioni e considerazioni sul ruolo degli organi di informazione in ambito sportivo.

La sopra richiamata decisione ha condannato il dr. Claudio Lotito e la SS Lazio all’ammenda di 15.000 euro a carico, rispettivamente, di ciascuno dei soggetti condannati, per aver il sunnominato dr.Lotito, in occasione di una conferenza stampa tenutasi il 27.10.2011, presso il centro sportivo della Società, allontanato il giornalista Alberto Abbate, profferendo nei suoi confronti frasi ingiuriose, riportate tra virgolette nella decisione.

Tale comportamento è stato ritenuto censurabile in base all’ordinamento sportivo, in quanto tenuto all’interno dell’impianto della SS Lazio ed in quanto concernente una reazione a legittime domande poste dal giornalista in ordine al bilancio societario.

La vicenda è sintomatica di alcuni aspetti che meritano qualche commento.

Salta agli occhi, innanzitutto, l’intempestività del deferimento e della decisione rispetto ai fatti contestati.

Il deferimento, infatti, è del 13 novembre 2012 e la decisione è del successivo 28 novembre, mentre i fatti risalgono addirittura a più di un anno prima ( 27.10.2011).

Né è dato capire il motivo di un così macroscopico ritardo che, indubbiamente, incide sulla efficacia deterrente della decisione assunta.

Si dice, in generale, che una giustizia tardiva equivale ad una giustizia denegata.

Ma, a parte ciò, quello che, a mio avviso, maggiormente denota la vicenda in oggetto è il ruolo inappropriato che, in genere, gli organi di informazione, sportivi o che si occupano di sport, svolgono sia nei confronti delle società sia nei confronti dei sostenitori.

Nei confronti delle prime, in quanto essi tendono, almeno in prevalenza,ad intendere la loro attività come di supporto a quella delle predette società, riportandone, per lo più, le volontà e le decisioni nell’ottica e secondo gli obiettivi voluti dalle società stesse.

Non v’è, pertanto, troppo da meravigliarsi se, quando vi è un corto circuito in questa tendenza, come nel caso di cui si è occupata la Commissione Disciplinare, la reazione possa essere stata quella descritta.

Laddove è evidente come sia parso abnorme e intollerabile al Presidente e maggiore azionista della Società che un giornalista possa aver rivolto domande sgradite in ordine al bilancio societario.

Ulteriore conferma del senso di subordinazione e del timore reverenziale che molti esponenti del mondo dell’informazione che si occupa di sport, e, in particolare, di calcio, nutrono nei confronti delle società e dei loro padroni, è denotata dalla totale mancanza di solidarietà professionale che i colleghi del giornalista, insultato e allontanato dalla conferenza stampa, hanno dimostrato, continuando a partecipare alla conferenza stessa, come se nulla fosse accaduto.

Non solo, ma quello che di improprio fa emergere l’episodio di cui trattasi è il rapporto dei suddetti organi nei confronti dei sostenitori.

Questi ultimi evidentemente ritenuti come destinatari solo di informazioni e notizie strettamente rientranti nell’ambito dell’attività agonistica, quali : le tattiche di giuoco, il calcio mercato, i risultati sportivi, le prestazioni dei calciatori, le vicissitudini private e personali dei medesimi.

Totalmente mancante o alquanto rara è l’attività di giornalismo di inchiesta e la correlativa informazione.

Manca, in specie, una seria, approfondita attenzione e sensibilità verso le società, intese come società di capitali e imprese, nonché verso i sostenitori, intesi,non esclusivamente come tifosi, bensì come finanziatori, consumatori e utenti dello spettacolo sportivo.

Fa prova di ciò il fatto che gli organi di informazione, sportivi o che si occupano di sport, hanno sinora costantemente e sistematicamente ignorato e taciuto, salvo qualche rara eccezione, le attività e le iniziative di Federsupporter.

In altre parole, sembra che coloro i quali fanno informazione in ambito sportivo siano vissuti e percepiti e, spesso, si autoconsiderino e si autopercepiscano, non come i “cani da guardia” dell’opinione pubblica, bensì come “ i cani da guardia” delle società e di chi le controlla, ben potendo, quindi, essere insultati e cacciati quando osino derogare da tale ruolo, senza suscitare alcuno scandalo e alcuna seria reazione e presa di posizione da parte della stessa categoria di appartenenza.

                                                                                  Avv. Massimo Rossetti

 

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