Purtroppo, il DNA socio-culturale del popolo italiano, a differenza del DNA di altri popoli, in specie di quelli nord-europei e di quello nord-americano, non è mai stato propenso all’associazionismo ed alla ricerca, mediante l’unione e l’azione collettiva, della tutela dei propri diritti ed interessi in tutti i campi.

E’ sempre prevalso e prevale un esasperato individualismo e l’affidamento della soluzione dei propri problemi ad espedienti, furberie, sotterfugi, ad amicizie personali, alla tipica e classica raccomandazione.

E’ sempre prevalso e prevale, inoltre, l’attitudine alla lamentela, al piagnisteo sterile e, in fin dei conti, alla rassegnazione, a fronte di ingiustizie e torti subiti, piuttosto che alla reazione collettiva, concreta ed efficace, nei modi e nelle sedi consentite, avvalendosi della forza, delle risorse, della numerosità e del peso del gruppo.

Il mondo dello sport e, in particolare, del calcio, è ,sotto questo profilo, emblematico.

I tifosi, in genere, si manifestano, solo o prevalentemente, sotto forma di inutili telefonate, a volte concitate e piene di invettive, alle numerose emittenti radio-televisive che si occupano di cose calcistiche.

Emittenti ed organi di stampa che, dal canto loro, in netta prevalenza, anziché informare, disinformano: sia fornendo notizie o diffondendo voci non vere, alterate, fuorvianti, effimere, sia omettendo di parlare di fatti, per lo più, scomodi per le società e per chi le controlla, sebbene oggettivamente importanti e, spesso, anche gravi.

E’ evidente che un tale stato di cose comporta che il tifoso resti, come è oggi, ai margini : un mero soggetto passivo, puro e semplice destinatario di prescrizioni, obblighi, divieti, privo di qualsivoglia diritto che non sia quello di essere il fondamentale finanziatore di un  sistema che lo ritiene “irrilevante”, con l’obbligo di sostenere la squadra del cuore “ uso ad obbedir tacendo” e secondo il motto “ credere, obbedire, combattere”, quasi come componente di una ” claque” , oltretutto, pagante e non pagata.

Il mondo dello sport e, segnatamente, del calcio ha offerto e sta offrendo in questi ultimi anni spettacoli che definire indecenti non è affatto esagerato.

Si va dalle “ Calciopoli” alle “ Scommessopoli” , alla continua violazione di norme e regole dettate dallo stesso ordinamento sportivo, nell’ambito e ad opera delle stesse Istituzioni sportive, in un quadro ed in un clima di assoluta anarchia normativa e regolamentare, in cui le norme e le regole vengono applicate o disapplicate a seconda degli interessi, a volte molto particolari e personali, di questo o quel “signore” o “ signorotto” del pallone.

L’invocata, reiterata, come una sorta di “ mantra” , legge sugli stadi, reclamata dai predetti “signori/signorotti” e dai loro caudatari e cortigiani, quale panacea di tutti i mali, è l’unica cosa, oltre alla spartizione dei ricavi da diritti televisivi, che sembra interessare, omettendosi di dire che tale legge, a parte la sua effettiva risolutività, non è stata sinora approvata sol perché, nell’ambito di essa, si voleva e si vorrebbe contrabbandare la realizzazione di enormi speculazioni edilizie in spregio di vincoli ambientali.

Un quadro ed un mondo, dunque, che, per essere realmente modificati, riformati e risanati, richiedono iniziative ed interventi, non tanto dall’alto, quanto dal basso e  presuppongono una forte capacità dei tifosi di unirsi e di associarsi per far valere i loro sacrosanti diritti ed interessi che coincidono con quelli di un sano ed autentico sistema sportivo.

Un sistema finalmente liberato e libero da personaggi appartenenti, più che al mondo dell’imprenditoria, a quello di oscuri sottoboschi affaristico-politici, volti al perseguimento di obiettivi puramente speculativi e personali, spesso anche di dubbia legittimità e liceità.

Il mondo dello sport e, in specie, del calcio, richiede persone nuove, norme e regole nuove e il ritorno ad una autentica cultura e ad autentici valori sportivi.

Per ottenere ciò, è indispensabile che il tifoso si ponga al centro del suddetto mondo, ne diventi il perno e la figura principale e non, come oggi, “l’utile idiota” da spremere e spennare economicamente il più possibile e da utilizzare come plauditore della squadra e del suo Presidente, dentro e fuori lo stadio.

Lo slogan di Federsupporter, non a caso, è la “ Libertà è partecipazione” , ma quest’ultima, è bene ribadirlo, non consiste nella mera iscrizione all’Associazione e nel versamento  di un simbolico contributo associativo. Essa consiste, piuttosto, in una attenzione, condivisione, in un continuo supporto, nell’espressione di una solidarietà, non solo materiale, ma anche morale nei confronti di chi, nell’ambito dell’Associazione, è chiamato ad indirizzarne e svolgerne l’attività.

In questi anni, molte volte, chi Vi rappresenta si è sentito solo, abbandonato a se stesso, circondato da muri di silenzio, di indifferenza, di omertà.

In futuro, si spera, di non dover più provare questi sentimenti e di avvertire, invece, il Vostro sostegno propositivo ed attuativo di idee, di iniziative, di azioni, in tutti i sensi, ed il Vostro calore: gli unici, veri propellenti per aiutarci ad aiutarVi.

La domanda, in conclusione, è : Non che cosa potremo fare per Voi, ma che cosa Voi potrete fare per Noi e, soprattutto, per Voi stessi.

Si resta in  attesa di una Vostra risposta.

 

 

                                                           Il Presidente

                                                    Dr. Alfredo Parisi

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