L’ Avv.. Gentile, nel corso di un’intervista pubblicata il 28 settembre scorso sul sito “salerno notizie .it”, alla domanda sulla compatibilità, nel caso di promozione della stessa, del controllo di quest’ultima con il controllo della SS Lazio spa , Società entrambe attualmente controllate, in maniera diretta ed indiretta, dal Dr. Claudio Lotito, ha risposto come segue.

Premesso che la Salernitana è controllata dal suddetto Dr. Lotito insieme con il Dr. Marco Mezzaroma, suo cognato,l’Avv. Gentile ha precisato che “E’ nei pensieri di Lotito portare la Salernitana in Serie A e, a quel punto, regolarsi di conseguenza in base a normative che, ad oggi, vieterebbero a lui ed a Mezzaroma di proseguire quest’avventura….. sicuramente in caso di salto di categoria una soluzione si troverà. Proroga? Non lo so, di certo c’è che si sta ancora discutendo in Federazione la possibilità di modificare la norma: un conto è la parentela un altro è l’affinità. Penso si debbano favorire investitori seri, non gli avventurieri…. Perché frenare un imprenditore importante come Mezzaroma soltanto perché la sorella è sposata con il Presidente della Lazio? Bisogna adeguarsi ai tempi nuovi”.

Dunque, bisogna “adeguarsi” e, immediatamente, mi sovviene l’eguale invito che Totò, nel Film  “ La banda degli onesti”, rivolge a Peppino perché, per l’appunto, “si adegui”.

Ma, a parte reminiscenze cinematografiche, dalle parole dell’Avv. Gentile emerge, con tutta franchezza e chiarezza, che in Federazione già si starebbe pensando ad “ adeguarsi”, cambiando, di nuovo, la disciplina delle partecipazioni societarie di cui all’art. 16 bis delle NOIF.

Dico, di nuovo, poiché, in effetti, la storia di questa normativa è alquanto travagliata e ondivaga.

Di tale storia mi sono già ripetutamente occupato in mie Note del 18 e 25 giugno, 18 agosto 2012, 6 marzo e 2 agosto 2013 (cfr. www.federsupporter.it), cui, pertanto, rinvio per maggiori dettagli e approfondimenti.

In sintesi, il 22 giugno 2012, vale a dire a pochi giorni dalla data ultima ( 30 giugno) per l’iscrizione ai Campionati, il Consiglio federale decideva di derogare, per un periodo di 6 mesi, dalla normativa ex art. 16 bis delle NOIF.

Quest’ultima stabiliva il divieto di partecipazioni o gestioni di società di calcio professionistiche determinanti in capo al medesimo soggetto controlli, diretti o indiretti, di tali società.

Lo stesso art. 16 bis stabiliva che si ha una posizione di controllo quando al medesimo soggetto, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado, erano riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti in organi decisionali ovvero un’influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali.

Il Dr. Lotito aveva già acquisito, oltre al controllo della Lazio, anche il controllo, in unione con suo cognato, affine entro il quarto grado, il controllo della Salernitana.

Ove, quindi, non fosse tempestivamente intervenuta, il 22 giugno 2012, la provvidenziale deroga deliberata dal Consiglio federale, di cui era ed è membro il medesimo Dr. Lotito,  il 30 giugno successivo né la Lazio né la Salernitana avrebbero potuto iscriversi ai rispettivi Campionati.

Nel luglio 2013, perciò ben oltre il termine finale della deroga deliberata il 22 giugno 2012, il Consiglio federale modificava l’art. 16 bis, prevedendo che il divieto di controllo di cui trattasi non dovesse applicarsi, qualora il controllo  fosse causato da successione mortis causa o da “ altri fatti non riconducibili alla volontà dei soggetti interessati” .

In altre parole, come rilevato  nelle mie Note del 2 agosto 2013, la promozione di una società di calcio dal settore dilettantistico a quello professionistico è stata ed è equiparata, con involontario, quanto macabro, umorismo, alla successione nel controllo societario determinata dal decesso del soggetto controllante .

In questo modo, cioè, si doveva e si deve ritenere che la promozione, così come la morte, era ed è un evento del tutto fortuito che prescinde totalmente dalla volontà.

Cosa che, a parte l’oggettiva, intrinseca e palese ridicolaggine di una tesi del genere, stride con la manifestata intenzione di “soci di club di Serie A di attuare investimenti per favorire la rinascita di realtà calcistiche in città di grandi tradizioni sportive”.

Intenzione, questa, assunta come una delle motivazioni della decisione di modificare l’art. 16 bis e che dimostra come la promozione di una società dilettantistica a professionistica non prescinde affatto dalla volontà di chi, investendo in tale società, vuole evidentemente promuoverla.

Anche in questo caso, la modifica apportata ha, provvidenzialmente, consentito e consente al Dr. Lotito di controllare, direttamente ed indirettamente, due società di calcio professionistiche, pur oggi militanti in Serie diverse.

Ma,  alla luce delle odierne dichiarazioni dell’Avv. Gentile, non sembra proprio che le mutazioni dell’art. 16 bis siano destinate a cessare.

Appare, infatti, piuttosto evidente che sia altamente probabile una nuova modifica, sempre da parte di quel Consiglio federale, di cui il Dr. Lotito è membro, che, pur in caso di promozione della Salernitana dalla Serie B alla Serie A , consentirebbe, comunque, allo stesso  Dr. Lotito di mantenere il controllo di due società professionistiche, sebbene, addirittura, militanti nel medesimo Campionato.

Quanto sopra con buona pace, non solo dello Statuto federale che (art. 7, comma 7) proibisce “Partecipazioni, gestioni o situazioni di controllo, in via diretta o indiretta, in più società del settore professionistico da parte del medesimo soggetto”, ma anche dell’art. 10 del Codice di Comportamento Sportivo del CONI che vieta ai tesserati situazioni, anche apparenti, di conflitto di interesse sportivo.

Ma, si sa, come dimostra il recente caso di Marcello Lippi (cfr. Note del 12 settembre scorso su www.federsupporter.it), la FIGC non si pone problemi: tutto si può “aggiustare”.

L’ex CT della Nazionale non poteva ricoprire l’incarico di Direttore Tecnico della stessa  Nazionale, svolgendo il figlio l’attività di procuratore di calciatori.

Problema insuperabile ?  Niente affatto.

Secondo quanto riferito dallo stesso Lippi, non smentito, infatti, sia il Presidente sia il Direttore Generale della FIGC gli avrebbero detto Vedrai che l’aggiustiamo.

Aggiustamento non realizzatosi sol perché, sempre secondo lo stesso Lippi, quest’ultimo lo avrebbe, dignitosamente e sdegnosamente, rifiutato “Poiché poi dicono che la cosa viene sistemata, appunto, per Lippi”.

Soggiunge, però, l’Avv. Gentile che “ Un conto è la parentela un conto l’affinità”.

Già, la parentela è determinata dal rapporto con uno stesso capostipite, mentre l’affinità è determinata dal rapporto del coniuge con i parenti dell’ altro coniuge.

Ma, avrebbe detto, ancora una volta , il mitico Totò, si tratta di “Quisquiglie, Pinzillacchere, Bazzecole” con le quali, peraltro, il Dr. Lotito ha una certa “affinità”, essendo stato autore nel 2005, così come definitivamente riconosciuto dalla Cassazione, di un patto parasociale occulto con un altro suo affine, zio della moglie, l’Arch. Roberto Mezzaroma; patto, per mezzo del quale, ritardò il lancio di una OPA totalitaria obbligatoria a favore dei piccoli azionisti della Lazio, arrecando a questi ultimi un danno complessivamente valutabile in circa 10 milioni di euro.

Viene da chiedersi se e come il Dr. Lotito, pubblicamente dichiaratosi fervente  e osservante cattolico, ritenga compatibili le vicende sin qui narrate, nonché altre che lo riguardano, con le parole pronunciate dal Santo Padre in occasione della  “I Conferenza su Sport e Fede” , apertasi ieri, 5 ottobre, secondo le quali “Bisogna mantenere la genuinità dello sport, proteggerlo dalle manipolazioni e dallo sfruttamento commerciale”.

In ordine alle “ promesse” del Dr. Arturo Diaconale, neo Responsabile della Comunicazione della Lazio, formulate nel corso di una sua intervista alla “La Laziosiamonoi.it”, pubblicata il 4 ottobre scorso, osservo quanto segue.

Fermo restando che nessuno ha mai chiesto e chiede al Dr. Diaconale di “fare la Rivoluzione francese”, così come egli dice, bensì, più modestamente, di fare le cose normali che si fanno in altre società di calcio e che, almeno finora, non sono state fatte dalla Lazio, non si comprende in che cosa effettivamente consisterebbe  il “Doppio bollettino medico pre e post partita”.

Laddove, a parte il fatto che nessuno, credo, possa attribuire a tale “promessa” il clamore e la rilevanza che, a quanto sembra, il Dr. Diaconale vorrebbe attribuirgli, non è dato capire l’utilità di tale bollettino medico, posto che, in genere, i bollettini medici si fanno per comunicare l’andamento di una malattia già in corso, non prima e non subito dopo che essa si sia verificata e manifestata.

Cosa che, normalmente, per un calciatore, non avviene prima o immediatamente dopo la partita, essendo necessari, di solito, accertamenti diagnostici e medici di non pronta soluzione.

Peraltro, l’annunciata novità sembra voglia riferirsi al caso “BIGLIA”.

Se, però, così è, il riferimento non appare conferente, poiché, in questo caso, non si è trattato e non si tratta di un problema di bollettino medico, bensì di una diagnosi asseritamente sbagliata o carente o, comunque, non adeguatamente e tempestivamente resa nota al calciatore, per cui quest’ultimo, così come riportato da, finora non smentiti, organi di informazione, sarebbe infuriato con la Società.

Altrochè, pertanto, “l’imponderabile”- il solito destino cinico e baro- , il “medico della Nazionale argentina”, il “tutti dicevano che poteva giocare”, tirati in ballo,  a mio avviso, non a proposito,dal Dr. Diaconale.

Quanto alle altre novità che “non si possono dire, non resta che attenderle e conoscerle, sperando che non siano della stessa natura e rilevanza del bollettino medico.

Relativamente  allo stadio, si vorrebbe sapere quali sarebbero le proposte che la Lazio avrebbe avanzato, considerato che, almeno per ciò che consta ed a differenza della Roma, non risulta che la Lazio abbia mai avanzato alcuna proposta in tal senso nei modi e nelle forme previste e nelle sedi preposte, essendosi limitata ad annunci, peraltro datati, ad organi di informazione.

Non si comprende, inoltre, perché il “progetto per lo stadio di proprietà della Lazio debba andare in parallelo con quello dello stadio della Roma”.

Parallelismo che non c’è e non vi potrà essere, visto che il Progetto della Roma, non solo è già stato presentato da tempo, ma, nei prossimi giorni, sarà oggetto di esame da parte della Conferenza di servizi decisoria.

Aggiungasi che desta perplessità che la Lazio debba andare “a rimorchio” di quello che fa la Roma

e che si autoconsideri in subordine e “di risulta” nei confronti di quest’ultima.

Il che fa apparire la Lazio in una posizione di inferiorità e subalternità rispetto alla Roma: cosa che, certamente, non può far piacere ai tifosi della stessa Lazio, nata ben 27 anni prima della seconda, riconosciuta, unica tra le società di calcio, Ente morale, nonché facente parte della più grande Polisportiva a livello europeo.

Circa, infine, la novità annunciata dal Dr. Marco Canigiani, Responsabile Marketing della Lazio, in una intervista alla Radio “ Lazio Style” (cfr. “La Gazzetta dello Sport” di ieri  5 ottobre), secondo la quale, per la gara interna con il Bologna del 16 ottobre prossimo, ai ragazzi sotto i 14 anni sarà consentito di acquistare un biglietto valido per tutti i settori dell’Olimpico, esclusa la Tribuna Centrale, alla cifra simbolica di 1 euro, è appena il caso di sottolineare quanto segue.

Va ricordato, innanzitutto, che, secondo l’art. 11 ter della legge 4 aprile 2007, n. 41, “Conversione in legge con modificazioni del Decreto legge 8 febbraio 2007, n.8, recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche”,  “Le società organizzatrici delle manifestazioni sportive sono tenute a rilasciare….biglietti gratuiti nominativi per minori di anni quattordici accompagnati da un genitore o da un parente fino al quarto grado, nella misura massima di un minore per ciascun adulto, per un numero di manifestazioni sportive non inferiore al 50 per cento di quelle organizzate nell’anno. L’adulto assicura la sorveglianza sul minore per tutta la durata della manifestazione sportiva”.

 In che cosa consisterebbe,dunque, la straordinarietà dell’offerta?

A maggior ragione, tenuto conto che, ai sensi della norma richiamata,  dovendo un genitore o un parente necessariamente accompagnare il minore di 14 anni, assicurandone la sorveglianza per tutta la durata della partita, dovrebbero pagare il biglietto relativamente al settore cui accede il minore stesso.

Per di più, la gara Lazio-Bologna del 16 ottobre prossimo è stata definita, con Determinazione n. 33 di ieri, 5 ottobre, dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, “connotata da elevati profili di rischio”, per la quale “dovranno essere adottate, in sede di GOS, particolari misure organizzative”.

Avv. Massimo Rossetti

Rom, 6 ottobre 2016

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