Per qualche tempo, dopo aver assunto il controllo e la gestione della Lazio, egli godette di un consenso e di un sostegno da parte del popolo laziale, pari o, persino, superiore a quello di cui avevano goduto precedenti, storici Presidenti, rimasti nel cuore dei laziali, quali Lenzini e Cragnotti, essendo egli apparso come un “ salvatore della Patria” avendo evitato, con il suo intervento, il fallimento della Società con tutto ciò che questo avrebbe comportato.

Sin quasi da subito, però, il dr. Lotito dette chiari segni di intendere il suo ruolo e di volerlo esercitare secondo principi e criteri assolutistici e autoritari.

Mostrò, in particolare, una totale indifferenza e insofferenza nei confronti dei tifosi e, segnatamente, della loro voglia di partecipare alla vita societaria, oltre che di sostenere la squadra in campo.

Molte sono state in questi lunghi circa 12 anni le occasioni in cui il sunnominato ha mostrato la sua concezione assolutistica e autoritaria di gestione della Lazio.

Occasioni spesso accompagnate da offese e da non celato disprezzo nei confronti del popolo laziale.

Ed è a causa di ciò che la frattura tra il controllore e gestore della Società ed il suddetto popolo si è progressivamente accentuata ed approfondita, indipendentemente dai risultasti sportivi conseguiti, pur, talvolta, di rilievo.

Il culmine di tale frattura si è raggiunto il 14 luglio scorso, quando circa 10.000 tifosi laziali, in un afoso pomeriggio estivo, si sono riuniti in Roma, Piazza Santi Apostoli, per contestare, in maniera molto ferma ma assolutamente civile e pacifica, oltre che misure sempre più restrittive e securitarie in ordine all’accesso ed alla frequentazione dello Stadio Olimpico, una gestione societaria ritenuta, ormai, inaccettabile ed insopportabile.

Sorprendentemente, pochi giorni dopo la manifestazione, la tifoseria organizzata della Curva Nord decideva, nonostante tutto e nonostante il successo imponente della manifestazione stessa, di tornare allo Stadio, in nome di una asserita, superiore  esigenza di evitare la disgregazione, soprattutto nelle giovani generazioni, del tifo, così dando vita a quella che si potrebbe definire, se non una “pace”, quantomeno una “ tregua” unilaterale.

“Pace” o “ tregua”, come la si voglia qualificare, testimoniata anche da recenti dichiarazioni del dr. Lotito, il quale, in un’intervista a Premium Sport, ha detto : “ Passerò un Natale sereno soprattutto grazie al comportamento dei tifosi che ho applaudito. Un pubblico composto, rispettoso delle regole e che non ha mai fatto mancare il suo sostegno, senza minare minimamente i problemi della sicurezza. Ho ricevuto anche un grande plauso in questo senso da parte delle Forze dell’Ordine. Penso che sia fondamentale aver ritrovato il nostro popolo,  tornato ad essere il dodicesimo uomo in campo”.

Peccato che a queste parole faccia da controaltare un non invidiabile dato, riportato da una graduatoria di “Deportes y Finanzas”, sito spagnolo che si occupa di sport sul piano economico ( cfr. “La Gazzetta dello Sport”, pag. 43, del 16 dicembre scorso), secondo il quale, in Europa, la Lazio occupa l’ultimo posto per percentuale di pubblico allo stadio (  appena il 26,82 %).

Una percentuale inferiore addirittura a quella di squadre come, per esempio, il Pescara, il Cagliari e l’Empoli.

Quanto sopra, a dispetto del fatto che, storicamente,  almeno fino all’avvento del dr. Lotito, la tifoseria della Lazio era stata tra le più fedeli ed appassionate nel sostegno alla propria squadra, anche, anzi soprattutto, nelle situazioni più avverse e negative.

Un decremento ed un degrado, quello denunciato, che, pure, avrebbero dovuto da tempo e dovrebbero indurre il dr. Lotito ad un profondo e radicale ripensamento  del suo, finora, modus agendi, portandolo a riconoscere apertamente le proprie responsabilità e, perché no, a scusarsi pubblicamente per le reiterate, gravi offese arrecate in tutti questi anni al popolo laziale, la cui dignità e onorabilità vanno- andrebbero – sempre rispettate e non solo quando tale popolo  si mostra allineato ed acquiescente con i desiderata del padrone e verso di lui.

A proposito delle offese nei confronti del popolo laziale, a beneficio di ignari e di immemori, si riportano di seguito alcune dichiarazioni espresse nel tempo dal dr.Lotito.

Per quanto riguarda i tifosi, “ Pseudo tifosi che chiedono chiarezza”, “I tifosi devono fare i tifosi.Il tifoso deve pensare a seguire la partita”, “ Pochi lobotomizzati”, “ I tifosi devono capire che la società è mia, non di tutti, perciò la gestisco come credo”, “I tifosi della Lazio mi fanno un malloppo di bocch…”, “Cosa rispondo ai tifosi che non hanno digerito il mercato ? Niente, se hanno mal di pancia prendessero un Alka-Seltzer”.

Per quanto riguarda, poi, più specificamente, i tifosi della Curva Nord , “Occorre sapere  che nelle curve allignano spaccio di droga, merchandising falso e prostituzione. Inoltre si raccoglie la manovalanza per altri atti di violenza che avvengono magari durante manifestazioni per motivi sociali. Non si può consentire che esista una zona franca. Bisogna applicare le leggi, emanare norme più rigide, avere la certezza della pena e adottare i processi per direttissima. Il Daspo non basta. È una sanzione amministrativa che a certi soggetti non crea alcun problema. Quel che serve è la tolleranza zero “ ( fonte: Sportmediaset.mediaset.it da “noi biancocelesti).

Sempre circa il decremento ed il degrado di cui sopra, se, come dice il dr.Lotito, il popolo laziale è stato “ ritrovato”, bisognerebbe, però, chiedersi perché ed a causa di chi tale popolo si era “ perso” .

Ma, a parte l’excursus storico che precede,  sullo sfondo resta sempre l’interrogativo sul CHI, in realtà, sia il dr. Lotito.

Egli, cioè,  è, per davvero, soltanto un medio imprenditore, controllore e gestore, oltreché di alcune aziende di servizi, di società di calcio ?

Alcuni elementi farebbero pensare che egli sia molto altro e di più e che, in particolare, disponga di un ampio e notevole potere relazionale.

Potere testimoniato da molteplici, comprovate relazioni e frequentazioni ad alto livello politico, governativo, con eminenti personalità delle Istituzioni pubbliche, di ogni tipo e livello, nonché, persino, con il Vaticano.

Come spiegare, altrimenti, inoltre, il fatto che egli, come si evince da intercettazioni telefoniche e ambientali rese pubbliche nel corso del processo ai leader storici del gruppo degli “Irriducibili” ( cfr. il libro “ A testa Alta”, pagina 112, di Paolo Arcivieri, Reality Book Editore, 2009), si accreditava di essere riuscito a creare un clima di terrore nell’ambiente della Lazio, ivi compresi giornalisti, usando parole come “ so tutti terrorizzati , mò c’hanno tutti paura “ ?

Perché “ tutti”  avrebbero dovuto e dovrebbero avere “ paura” ed essere da lui “ terrorizzati” ?

In forza di chi e di che cosa egli avrebbe potuto e potrebbe incutere un così forte  metus ?

Come egli avrebbe potuto diventare  ed essere il “ dominus” del calcio italiano ? Ad onta di alcuni incidenti giudiziari, tra i quali quello che lo ha visto evitare condanne penali per reati di frode sportiva, solo grazie alla prescrizione, sebbene, comunque, riconosciuto tenuto a risarcire la FIGC, di cui, paradossalmente,  continua a rimanere un esponente apicale, del danno ad essa arrecato per i suddetti reati ancorchè prescritti.

Senza dimenticare che, con sentenza della Cassazione,  Sezione Penale, n.2101 del 4 marzo/30 dicembre 2013, egli è stato definitivamente riconosciuto aver ordito nel 2005, insieme con un suo affine, l’arch. Roberto Mezzaroma, un “ complesso disegno criminoso” per assicurarsi il controllo della Lazio, con conseguente ed ingente danno per i tifosi-piccoli azionisti.

E come, per concludere, avrebbe potuto, diversamente, vantarsi di essere stato l’artefice di quel patto tra Lega Calcio di Serie A, Infront Italy srl, SKY Italia srl e RTI/Mediaset Premium per la commercializzazione dei diritti televisivi relativi al triennio 2015/2018 ?

Patto dichiarato il 19 aprile scorso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato restrittivo di questi ultimi , con, pertanto, condanna della Lega ad una sanzione pecuniaria amministrativa di euro 1.944.070,17, di Infront Italy srl di euro 9.049.646,64, di RTI/ Mediaset Premium di euro 51.419.247,25, di Sky Italia srl di euro 4.000.000,00 ?

E’, dunque, ragionevole ritenere o, almeno, avere il legittimo sospetto che il dr. Lotito sia, rappresenti ed eserciti un potere molto superiore a quello che gli competerebbe  secondo il suo status socio-economico.

Nel contempo, sarebbe, a mio avviso, riduttivo che una figura e il suo modo di essere come quella del sunnominato venisse considerata alla stregua di un fenomeno a sé stante e fine a sè stesso.

Penso, al contrario, che egli sia l’espressione di un più vasto e generalizzato fenomeno e di una più vasta e generalizzata tendenza.

Di ciò che, più precisamente, l’eminente ed autorevole storico,  Emilio Gentile, sia nel libro “Il Capo e la Folla “,  Editori Laterza, 2016, sia nel Saggio “ In democrazia il popolo è sempre sovrano. Falso.” Idòla Laterza, 2016, definisce  di progressiva “ democrazia recitativa” e di “ desovranizzazione” popolare.

Un fenomeno ed una tendenza, cioè, che dal “ governo del popolo, dal popolo, per il popolo”, secondo l’espressione di Abramo Lincoln, starebbero trasformando la democrazia rappresentativa in una “ recita” , in cui la popolazione entra in scena solo quando si vota, mentre, nella realtà, tutto il potere si concentra in ristrette oligarchie, se non in singole persone.

In conseguenza di tale “ desovranizzazione” si ha che la massa dei cittadini assume un ruolo passivo, acquiescente, apatico e chi esercita realmente il potere rappresenta e persegue quasi esclusivamente interessi economici.

Naturalmente non intendo estendere automaticamente e pedissequamente queste valutazioni a fattispecie quali quelle relative a società calcistiche ed a chi le controlla e gestisce.

Tuttavia, alcune considerazioni si impongono sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista sociologico.

Quanto al primo, rilevo che la maggioranza in una società di capitali non consente e non autorizza una concezione ed una gestione della stessa in termini di autoritarismo assoluto e di vera e propria dittatura.

Vige, infatti, nel nostro ordinamento un limite al principio “ qui suo jure utitur neminem laedit” ( chi fa uso di un suo diritto non può danneggiare nessuno), rappresentato dal divieto di abuso del diritto.

Tale divieto costituisce un limite esterno alla totale, indiscriminata libertà di esercizio di propri diritti.

Limite che si estrinseca nel rispetto di correttezza e buona fede oggettiva, quest’ultima da intendersi come reciproca lealtà di condotta che deve presiedere a qualsiasi comportamento.

Ne discende che è illecita qualsiasi modalità di esercizio di un pur legittimo diritto che comporti una sproporzione ingiustificata tra il beneficio che ne ritrae il titolare del diritto e il sacrificio cui ne restano soggetti le controparti o terzi.

In particolare, relativamente a società di capitali, quali sono le società di calcio professionistiche, dottrina e giurisprudenza insegnano che la maggioranza soggiace al vincolo derivante da una clausola generale di buona fede e correttezza, per cui alla suddetta maggioranza non è permesso di avvantaggiarsi ingiustificatamente in danno della minoranza o nel senso di squilibrare interessi dei quali, non solo la minoranza, ma anche gli stakeholder sono portatori.

Aggiungasi che, nel caso di società sportive, bisogna tenere presente che l’autonomia dello sport, anche quello professionistico, si basa sul riconoscimento della sua dimensione sociale ( art. 2 Costituzione) , così come al CONI è attribuita la specifica funzione di conciliare la dimensione economica dello sport con la sua dimensione sociale e popolare.

Aggiungasi, ancora, che sia la libertà di iniziativa economica privata sia la proprietà privata incontrano il limite, la prima del non contrasto con l’utilità sociale ( art. 41, comma 2, Costituzione) e l’altra dell’assicurazione della sua funzione sociale ( art. 42, comma 2, Costituzione).

Non è, dunque, vero o non è del tutto vero, alla luce di quanto precede, che, come più volte affermato dal dr. Lotito, “ La Lazio è mia e ci faccio quello che mi pare” ,  anche perché la Lazio è sua solo per circa il 67 % .

Dal punto di vista sociologico, esiste qualche analogia tra il fenomeno e la tendenza, più sopra evidenziati, verso una “ desovranizzazione”popolare con la situazione della Lazio, del suo azionista di riferimento e Presidente del Consiglio di gestione e del popolo laziale.

Non è chi non veda, infatti, come il modus agendi del dr.Lotito sia figlio di chi si ritiene il titolare unico ed assoluto della sovranità, in questo caso della Lazio, esercitando un potere ed una gestione avulsi da qualsiasi forma di rapporto con il popolo laziale e di controllo da parte di quest’ultimo.

Popolo reso, in questo modo, supino, acquiescente, apatico, relegato ad interpretare, sfruttandone strumentalmente la passione, un ruolo meramente “ stadiocentrico”, molto simile a quello di una “claque”, per giunta non pagata ma pagante.

 Avv. Massimo Rossetti

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