“Business Park” a Tor di Valle e  Museo a cielo aperto al Flaminio ?

 Mentre si sta discutendo nella Conferenza di servizi decisoria presso la Regione Lazio ( una prossima e, forse, decisiva riunione è prevista per il 12 gennaio) l’approvazione del Progetto definitivo che prevede la realizzazione nell’area di Tor di Valle di un così detto “ Business Park”, comprendente opere a destinazione direzionale e commerciale con superficie pari a 336.000 mq, con annesso stadio PER, non DELLA, Roma, avente una superficie pari a 49.000 mq, è intervenuto un annuncio dato all’ANSA il 2 gennaio relativo allo Stadio Flaminio da parte dell’Assessore allo sport del Comune di Roma, Daniele Frongia.

Secondo tale annuncio sarebbe stato formalizzato l’interesse di Roma Capitale a reperire fondi per analizzare lo stato attuale dello Stadio Flaminio e per definire i passi successivi per la riqualificazione di quest’ultimo e dell’area circostante.

A questo scopo, d’intesa con l’Ing. Marco Nervi, sarebbe stato deciso di partecipare al bando “ Keeping it Modern” della “Getty Foundation” che finanzia progetti volti al mantenimento ed alla riqualificazione del patrimonio architettonico moderno.

Nel prendere atto di tale annuncio, è opportuno informare che la “Getty Foundation” finanzia a livello internazionale ricerche e studi di fattibilità circa la conservazione e miglioramento di importanti strutture architettoniche del XX secolo.

I finanziamenti possono essere richiesti da soggetti che non perseguono fini di lucro e con lettera di richiesta che deve contenere informazioni riguardanti il richiedente, l’importo del finanziamento richiesto, l’importanza della costruzione e la sua attuale proprietà, nonché un progetto sommario per il quale viene richiesto il finanziamento.

La domanda deve essere presentata entro il 1° marzo 2017.

Nel biennio 2015-2016 i fondi erogati dalla Fondazione non hanno mai superato i 200.000 dollari, corrispondenti a circa 200.000 euro.

I finanziamenti, a quanto consta, non hanno mai interessato, finora, impianti sportivi.

Lo Stadio Flaminio, di proprietà del Comune di Roma, è considerato un bene di interesse artistico e storico di cui gli eredi di Pier Luigi Nervi, per il tramite di una Fondazione che porta il suo nome, detengono la proprietà intellettuale e i diritti morali.

La prima, che consiste essenzialmente in diritti di utilizzazione economica dell’opera: diritti che possono essere ceduti , gratuitamente o a titolo oneroso, a terzi licenziatari.

I secondi, che consistono nella tutela dell’integrità dell’opera come l’Autore l’ha concepita, in particolare per quanto riguarda quelle modifiche che ne possano alterare la percezione ed il giudizio da parte del pubblico, recando pregiudizio alla personalità ed alla reputazione dell’autore.

Per le opere di architettura l’autore o suoi eredi non possono opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie.

Qualora l’opera sia riconosciuta dalla competente Autorità statale di importante carattere artistico, all’autore o suoi eredi spetteranno lo studio e l’attuazione di tali modificazioni ( art. 20, 2° comma, Legge 22 aprile 1941, n.633, recante norme sulla protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio).

Ciò premesso, appare chiaro che l’annuncio della richiesta di finanziamento alla “Getty Foundation”, tenuto conto delle finalità da essa perseguite e dei fondi da essa erogati, presuppone che si voglia prospettare lo studio di fattibilità di un progetto volto a trasformare lo Stadio Flaminio  in un Museo a cielo aperto.

Probabilmente l’attuale Amministrazione capitolina intende rifarsi ad un progetto elaborato e presentato ( cfr.www.assogiuliocesare.it) anni or sono da alcuni alunni del Ginnasio Liceo romano “Giulio Cesare” che, tenuta presente la scoperta di una antica necropoli romana sotto il campo di giuoco dello Stadio Flaminio, scoperta avvenuta  nel corso dei lavori di riqualificazione dell’impianto in vista del “Torneo 6 Nazioni” di rugby 2008, contempla la trasformazione del luogo in un Museo a cielo aperto, a cornice, all’intorno, di un’area verde munita di punti di ristoro e ludico-ricreativi.

Il progetto prevede, in particolare, di destinare il terreno di gioco a parco pubblico, mantenendo la cornice architettonica dello Stadio dopo averlo ristrutturato e risistemato.

E’ da sottolineare che lo Stadio oggi è in uno stato di totale, deplorevole abbandono e degrado e che i relativi costi, totalmente a carico del Comune , sono valutabili in circa 800.000 euro all’anno. Non solo, secondo una perizia tecnica  acquisita dal Tribunale di Roma, soltanto per ristrutturare e risistemare lo Stadio così com’è , esclusivamente al fine di metterlo in sicurezza onde evitarne il collassamento, occorerebbero circa 7 milioni di euro, mentre, secondo altre stime, occorrerebbero, in realtà, tra i 12 ed i 15 milioni di euro.

Molteplici sono stati nel tempo i tentativi delle varie Amministrazioni capitoline via via succedutesi ( Amministrazioni Veltroni, Alemanno, Marino e, oggi, Raggi) di avviare e promuovere iniziative per riqualificare lo Stadio Flaminio e le aree circostanti.

Iniziative, finora, risultate tutte vane, caratterizzate, soprattutto, da intenti di propaganda politica, ma prive di seria e concreta progettualità socio-economico-finanziaria.

Federsupporter ha presentato, sin dall’estate-autunno dello scorso anno,un proprio progetto sullo Stadio Flaminio finalizzato a trasformarlo nella “Casa” dei tifosi della Lazio, dapprima al Presidente del CONI, Malagò, ed agli Eredi Nervi e, poi, con lettera del 9 settembre scorso, alla Commissione Sport del Comune di Roma.

Lettera cui la suddetta Commissione ha risposto con e-mail del 21 settembre scorso nella quale si dichiarava che “  il Consigliere Diario ne ha parlato nei giorni scorsi con l’Assessore Frongia”, con riserva di valutare il progetto insieme ad altre manifestazioni di interesse nel frattempo pervenute.

Da allora ad oggi nessun altro riscontro è pervenuto a Federsupporter.

Occorre dire che, nonostante che nel 2009 oltre 15.000 tifosi laziali avessero presentato una petizione al Comune di Roma per far diventare lo Stadio Flaminio lo Stadio della Lazio, il progetto di Federsupporter non ha praticamente ricevuto alcun sostegno dalla tifoseria laziale.

Così come il progetto, fatta salva qualche rara eccezione, non ha ricevuto alcun supporto da parte dei mass media romani , in particolare da quelli che si occupano di Lazio.

Aggiungasi la ferma, proterva opposizione dell’attuale azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione  della Lazio, il quale, più volte, si è detto contrario a far diventare il Flaminio lo Stadio della Lazio: contrarietà elegantemente esplicitata mediante dichiarazioni pubbliche, quali : “ Io dentro al Flaminio ce vado solo a piscià “ .

Una contrarietà forse dovuta al fatto che il sunnominato, in specie ove fosse approvato, anche solo parzialmente, il “Business Park” di Tor di Valle, non  a caso e ingiustificatamente definito “ ecomostro”, potrebbe facilmente sfruttare tale approvazione come  precedente.

Un precedente che potrebbe agevolare la realizzazione di un monumentale insediamento commerciale , con annesso stadio, costruito su terreni di sua proprietà o disponibilità sulla via Tiberina, ad uso agricolo, sottoposti a plurimi vincoli ambientali ed idrogeologici e, attualmente,  di scarsissimo valore economico.

Non c’è, quindi, troppo da meravigliarsi se, ora,  a quanto sembra, al posto del progetto di Federsupporter che, schematicamente, si articolava e si articola nella creazione di una joint venture tra il Comune di Roma, tifosi laziali e imprenditori privati per il finanziamento e la realizzazione della trasformazione dello Stadio Flaminio in un moderno impianto polifunzionale, si pensi a fare del Flaminio una delle tante opere museali già presenti a Roma dai costi altissimi  e dalla assai incerta, per non dire improbabile,redditività economica.

Con ciò anche trascurando completamente la storia sociale, sportiva e popolare di quell’impianto e di quell’area che ha visto dal 1900 la nascita e la vita  della prima Società calcistica della Capitale, della più grande Polisportiva europea, dell’unica delle società italiane di calcio ad essere stata eretta ad Ente Morale per alti meriti nei confronti della Città e della Nazione.

Né, infine, così come rilevato nelle mie Note del 19 ottobre scorso (cfr.www.federsupporter.it), la scoperta di una antica necropoli può essere ritenuta, di per sé, ostativa ad un progetto come quello presentato da Federsupporter.

Quanto sopra : sia perché quasi ogni scavo effettuato in una città come Roma porta alla luce il ritrovamento di vestigia e reperti archeologici, cosa che, però, come è ovvio, non ha mai impedito e non può impedire la realizzazione di opere di pubblico interesse; sia  perché la trasformazione dello Stadio Flaminio in un moderno stadio polifunzionale ben può coesistere con la realizzazione, sotto o adiacente all’impianto, di un’opera museale.

Anzi, tale coesistenza potrebbe dar vita ad una meritoria e proficua sinergia tra sport e cultura.

Senza, per concludere, neppure dimenticare che la vigente legge sugli stadi prevede espressamente e specificamente  che gli interventi da essa contemplati vadano prioritariamente effettuati su impianti già esistenti e collocati in aree geografiche già edificate.

 Avv. Massimo Rossetti

 

 

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