Da ammiratore, infatti, Felice mi concesse l’onore, di cui vado fiero, di ritenermi amico, condividendo, con passione, mediante Federsupporter, le battaglie portate avanti, insieme con l’altro amico fraterno, Alfredo Parisi, per un calcio migliore e rispettoso della sua dimensione popolare e sociale.

Felice è stato e rimarrà, oltre che un grande calciatore professionista, soprattutto, un grande uomo.

Egli ha incarnato ed incarnerà, per sempre, la Lazialità.

Vale a dire,  non solo e non tanto la genuina e spontanea passione per dei colori calcistici, bensì la condivisione di valori e stili di vita.

Libertà, indipendenza, appartenenza, lealtà, correttezza, probità, non solo nello sport, ma in tutte le manifestazioni della vita, nobiltà d’animo e di modi, eleganza nel parlare e nell’essere, rispetto per gli altri: questi i caratteri distintivi della Lazialità e Felice li aveva tutti.

Ed è proprio perché queste caratteristiche Felice le possedeva innate, che Egli, uomo del profondo Nord, una volta indossati quei colori del cielo e di Olimpia, li ha indossati nell’anima e li ha osservati per sempre.

Quei valori e stili di vita che, dal 1900, hanno fatto e fanno innamorare milioni di persone.

Perchè, per dirLa  con  il grande Totò, “ Laziali si nasce, non si diventa”.

Colori, valori, stili di vita, purtroppo, ormai da troppo tempo offuscati da comportamenti che non appartengono e non apparterranno mai alla Lazialità, così come non sono appartenuti a Felice che, per rispettarli fino in fondo, ha dignitosamente rinunciato a pur prestigiosi incarichi, dedicandosi, invece, disinteressatamente ad impegni altamente sociali.

Ciao, anzi arrivederci, Felice: da lassù, insieme con le altre Divinità laziali, rivolgi a noi ed alla tua amata Lazio il benevolo ed amorevole sguardo che, in vita, ci hai e Le hai sempre rivolto.

Addio !

Massimo Rossetti

17 dicembre 2018

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