E’ necessaria una premessa: già la FIGC (cfr. Comunicati Ufficiali n.369/A del 2 maggio 2016 e n. 76/A del 17 ottobre 2017) aveva introdotto misure per una sana gestione delle società, individuando (Manuale applicativo sul pareggio di bilancio), tre parametri ( liquidità, indebitamento, costo del lavoro) diretti ad analizzare e documentare l’equilibrio finanziario ed economico dei Club, così da permettere, con una certa gradualità di rendere compatibile il sistema di concessione delle licenze nazionali per le società di Serie A con i requisiti richiesti, da tempo, dall’UEFA nel sistema di Fair Play Finanziario. ( così, A.Parisi, “Vizi e Virtù di un calcio quotato”, Tempesta Editore, novembre 2018)
I tre parametri , sono stati confermati dalla FIGC con Comunicato Ufficiale n. 27 del 18 dicembre 2018, che ha, ulteriormente, precisato nelle NOIF ( Norme Organizzative Interne )- art 85-, Sez. VIII il “ Sistema di indicatori di controllo dell’equilibrio economico-finanziario”.
Per tali indicatori la FIGC aveva già individuato :
a) La misura minima da rispettare per l’indicatore di liquidità;
b) I valori soglia per quanto riguarda gli altri due indicatori,
relativamente alle stagioni sportive 2018/2019; 2019/2020; 2020/2021.
L’importanza del rispetto di queste regole avrebbe dovuto essere, quindi, ben presente, ai Club ed orientare le loro strategie di mercato; circostanza che sta emergendo proprio dalle numerose acquisizioni in prestito secco o a parametro zero di calciatori.
Ma vediamo in dettaglio questi “ paletti” che sembrano “ingessare “ i club.
a) Indicatore di liquidità misura “l’ eventuale carenza finanziaria” della società ed è calcolato come il rapporto tra le attività correnti, cioè i crediti da incassare nell’anno e le disponibilità liquide detenute presso le banche e le passività correnti, i debiti che devono essere pagati entro i 12 mesi;
b) Indicatore di indebitamento è finalizzato a rilevare il totale dei debiti della società ( intesi quali fonti di finanziamento ) in rapporto al valore della produzione (fatturato) che, in questa ottica comprende anche le “plusvalenze da cessione dei diritti alle prestazioni dei calciatori al netto delle relative minusvalenze”. Proprio questo raccordo tra elementi patrimoniali (i debiti) e valore economico (la produzione) permette di valutare la sostenibilità della gestione. Gli importi presi a base del rapporto sono relativi alle risultanze del bilancio (e della relazione semestrale) per quanto attiene ai debiti ed al valore medio della produzione così come risultante dagli ultimi tre bilanci per quanto riguarda la componente economica;
c) Indicatore del Costo del lavoro allargato è diretto a misurare quanto pesa il costo del lavoro che “ include i costi del personale,comprensivi degli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori” sui ricavi del Club, compresi i ricavi da plusvalenze da gestione dei diritti dei calciatori.
Con riferimento, quindi, a tali “griglie” gestionali si comprendono gli atteggiamenti “ al risparmio” dei club, con una unica osservazione : i rapporti possono trovare una mitigazione e rientrare nei parametri regolamentati dalla FIGC, peraltro da oltre 4 anni, intervenendo sull’indebitamento, la cui riduzione non può prescindere, a mio avviso, da una sostanziale iniezione di mezzi finanziari ( aumento di capitale) da parte dei soci di riferimento dei club.
Il mancato rispetto dei suddetti “paletti”, che dovevano essere ben a conoscenza delle società, incide sull’ottenimento delle licenze UEFA per la partecipazione al Campionato.
Alfredo Parisi










