Un sistema che deve portare rispetto per la stragrande massa di appassionati tifosi che subiscono oltre all’indifferenza degli stessi protagonisti, la “svalutazione” della loro identità, visibile solo negli aspetti delinquenziali.

Innanzitutto, una considerazione, come emerge dal Rapporto Annuale dell’O.N.M.S.: “Tifo organizzato: gli scontri avvengono ormai rispetto al passato in netta prevalenza al di fuori degli impianti sportivi e in particolare in luoghi adiacenti ricompresi lungo le vie di transito dei tifosi in trasferta”.

Nella stagione calcistica 2022/2023 sono stati monitorati, per valutarne i profili di rischio, n. 2.662 incontri di calcio delle Serie professionistiche, nei campionati dilettantistici, nelle competizioni internazionali e nelle amichevoli, con un impiego di circa 234.000 addetti alle Forze dell’Ordine.

A questa cifra si deve aggiungere tutto l’altro personale speciale coinvolto: 106.000  circa  tra Arma dei Carabinieri ( 98.295), Polizia stradale ( 3.100), Polizia ferroviaria( 3.698) e Guardia di Finanza.

Cioè, un totale di personale coinvolto di oltre 339.000 unità.

Un costo sociale che non può non essere sopportato, al di là di aspetti di responsabilità (diretta, oggettiva, presunta), dai Club, nella misura e con le modalità da determinare, proprio per la qualificazione di “costo sociale” sopportato per il corretto svolgimento delle gare.

Un tema, comunque, su cui riflettere se si vuole intervenire, non solo a parole e in modo coercitivo, su un sistema in crisi, non solo istituzionale ma, soprattutto, sociale.

Presidente Federsupporter

Alfredo Parisi

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