“ Auspichiamo di poter concedere l’interesse pubblico sul progetto della Lazio entro la fine dell’anno. Le prescrizioni della Soprintendenza sono superabili”.

E’ con molta tristezza che si deve accogliere la dichiarazione pubblica del Sindaco  di Roma ( cfr.La Repubblica. 2 ottobre 2026- articolo a firma i E.Pretto, inserto Roma).

Una dichiarazione  a chiara evidenza politica che non tiene in alcun conto  gli aspetti semplici, eppure contraddittori,sottoposti da Federsupporter all’attenzione del Sindaco  ed alla stessa Soprintendenza.

Infatti, cosi come risulta dalla lettera diretta il 28 settembre 2026, sia al Comune di Roma nella persona del Sindaco, sia alla Soprintendenza,”Stadio Flaminio e Stadio Franchi: MA QUALE ANALOGIA” avevamo richiamato un importante passaggio del parere della Soprintendenza sul progetto presentato : “ Eppure il Codice dei beni culturali è inequivocabile: l’art. 20 vieta che i beni culturali siano adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico; e l’art. 29 definisce il restauro come intervento finalizzato all’integrità materiale e al recupero del bene. Un elemento strutturale privato della sua funzione e ridotto a reperto non è un bene restaurato: è u n bene snaturato”.

Ma anche quando si parla di “nuovo stadio di proprietà” della Lazio è opportuno fare attenzione.

 Infatti, il progetto nella sua esecuzione formale ,giuridica e tecnica, è in capo ad una sconosciuta NEWCO, come chiaramente risulta  dalla bozza di convenzione inserita tra  la documentazione  presentata al Comune. Elemento che non può suscitare perplessità, anche in funzione della mancata presentazione nella Conferenza i Servizi Preliminare di un PEF, dichiaratamente sottratto dal Comune alla valutazione dei presenti alla Conferenza.

Una altra affermazione del Sindaco lascia perplessi e richiama espressamente la responsabilità stessa delle Autorità comunali.

La condizione attuale del Flaminio viene, infatti,definita al Sindaco “ vergognosa con un rudere d’autore abbandonato nel nulla, inutilizzato e nel cuore della città”.

Una dichiarazione che richiama direttamente la responsabilità dell’Amministrazione comunale che aveva attivamente partecipato, con i propri Uffici tecnici ( quelli che ora stanno valutano il progetto”Lazio”), allo studio ed  alla realizzazione di un Piano di Conservazione e di Ristrutturazione dello Stadio Flaminio (Conservation Plan), studio finanziato dalla Getty Foundation, e dichiarato iconico monumento internazionale, e rimasto inattuato dal 2000 ad oggi. Piano di Conservazione ( ben 562 pagg) nel quale erano stati studiati, con la stessa Soprintendenza, tutti gli aspetti esecutivi per la realizzazione dell’intervento.

Allora si pone una domanda : di CHI è la colpa della “vergogna” ?

Laddove questa “vergogna” fosse provata dovrebbero essere prese le misure più idonee in termini di responsabilità e di interventi immediati che non si discostino dalle Linee Guida esposte nel Piano di Conservazione del 2000,  sulla base delle quali peraltro sarebbe stato prudente ed  utile indire un bando di gara.

Un’ultima osservazione.

Ancorchè la Lazio spa abbia presentato il progetto per la riqualificazione dello Stadio Flaminio in nome e per conto di una NEWCO, tuttora anonima, è pur sempre una società quotata; quindi, qualunque notizia riguardante il progetto, soprattutto se proveniente da fonte qualificata istituzionale, potrebbe essere inquadrata come notizia price sensitive ed avere riflesso sulla quotazione del titolo.

Alfredo Parisi

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