In una giornata che ha inaspettatamente visto la Lazio primeggiare, sia pure in coabitazione, nel nostro campionato, il mio pensiero è ancora una volta andato non tanto al risultato del campo quanto ai tifosi che hanno invaso Venezia per sostenere la “propria” squadra.
Una invasione che fornisce l’ennesima prova di quanto dignitosa e civile sia la rivoluzione dei tifosi contro la gestione presidenziale. Una rivoluzione legittimata, non solo e non tanto dall’amore per i propri colori, quanto dalla recente sentenza della Corte d’Appello di Roma (9 luglio 2026) che, è bene sempre ricordarlo, precisa che è naturale che “una parte della tifoseria organizzata possa attuare forme di protesta finalizzate ad indurre un presidente di società a lasciare l’incarico o a cedere la propria partecipazione societaria”.
Questa legittimazione si estende, pertanto, ad ogni gruppo e ad ogni singolo tifoso, nel pieno rispetto del dettato costituzionale (art. 21 Costituzione) della libertà di manifestazione del proprio pensiero.
In questa ottica, ho riletto due articoli: il primo firmato dal Direttore Daniele Capezzone (“C’è chi intorbida le acque. Non lasciamo soli i laziali”) ed il secondo di un laziale doc, Guido Paglia (“Stupore per l’indagine, sono dalla parte della gente”) e che, per gentile concessione, pubblico in calce.
Articoli che sotto diverse angolature sottolineano il silenzio imbarazzante di chi da anni vive e racconta quel “cazzo di storia” ma unicamente in chiave padronale.
“La vera anomalia è che quasi nessuno prima che lo facesse Il Tempo, avesse ascoltato la protesta dei tifosi e raccontato come sarebbe stato intellettualmente onesto” fare .
Una protesta sulla quale avevo richiamato subito l’attenzione (cfr. www.federsupporter.it “Non chiamatelo boicottaggio”) che ancora una volta definisco con il termine rivoluzione, la cui radice latina indica, più correttamente, quello che vogliamo: un “rivolgimento”, un “ritorno” (cfr. Vocabolario Treccani).
Ed è questo ritorno che vogliamo, un ritorno alla “nostra storia”, al di sopra e al di fuori di qualsiasi fantasioso disegno criminale, senza confini soggettivi ed oggettivi, peraltro sempre “misteriosamente occultato”.
Con questa lettura l’articolo di Guido Paglia, che richiama un fatto concreto (il sondaggio JP Morgan), che attende tuttora una concreta smentita, rafforza quell’atmosfera di silenzio connivente che avvolge da anni la Lazio.
E al di là di tutto, nella nostra rivoluzione sottolinea Guido Paglia “continuo a stare dalla parte dei tifosi. Della Lazialità che non è folklore ma appartenenza”.
Alfredo Parisi










